I Paperi e i Topi Disney, Geronimo Stilton, Normalman… Come si fa a non amarli? Intervista a Luca Usai

17 febbraio 2023

Il maestro Disney, partendo dagli inizi della propria carriera, ci racconta il mondo affascinante del fumetto

© La locandina della mostra Luca Usai: il segreto della creatività.

Com'è nata la sua passione per il fumetto?

Fin da bambino (sono nato nel 1977) avevo propensione per il disegno e copiavo i fumetti. Prima è nata la passione per i cartoni animati della Disney: ero rapito dal tipo di disegno e dal movimento. Mi sono occupato di tutto ciò che riguarda i dintorni dei cartoni animati e successivamente sono approdato al fumetto, con il quale si riesce a sviluppare una storia a tutto tondo: ambientazione, costumi eccetera. La passione per l'universo Disney è rimasta.

Il suo periodo all'Accademia Disney.

Era il 2006 e sono riuscito a partecipare all'ultimo corso indetto dall'accademia. Avevo un obiettivo: lavorare per Topolino. La selezione era per dodici persone, che avrebbero seguito un corso semestrale che verteva sui personaggi della Disney. Il docente era Stefano Turconi, fumettista umoristico e uno dei maggiori talenti di cui può vantare il nostro paese. Fra coloro che hanno frequentato quel corso, in quattro hanno poi lavorato sui fumetti Disney; gli altri hanno invece virato verso il fumetto francese, il graphic novel eccetera.

Il suo approdo a Topolino. Come è cresciuto professionalmente nell'ambito della redazione di questo settimanale?

In attesa di iniziare la collaborazione con il settimanale, lavoravo con lo studio di editing Red Whale occupandomi di Geronimo Stilton e pubblicavo su Prezzemolo e 44 Gatti per Gaghi editrice. Finché, grazie all’accademia, la redazione di Topolino mi commissionò alcune copertine per magazine estivi; ho poi ricevuto la prima sceneggiatura di sei pagine e da lì ho proseguito con il resto.

Quali sono stati i punti di svolta fondamentali nel fumetto Disney dalle origini ai nostri giorni?

Domanda enorme. Le rispondo per autori, iniziando dal fumetto statunitense, da cui deriva tutto.

Il big bang del fumetto Disney è stato Floyd Gottfredson, che disegnava storie di Topolino in strip sui quotidiani. Insieme allo sceneggiatore Bill Walsh inventò l'estetica principale del fumetto Disney. Topolino non era più il ragazzo un po' monello che faceva i dispetti a Gambadilegno: vennero inventati dei cattivi importanti; inoltre (si era nel periodo della depressione statunitense) lui era un disoccupato in cerca di lavoro a cui succedevano cose straordinarie e questo creava empatia con i lettori.

Carl Barks iniziò creando gag per l'animazione e, nella seconda metà degli anni Quaranta, lasciò la Disney e iniziò a scrivere e a disegnare fumetti per una casa editrice che lavorava per la Disney. Nel 1948 inventò Paperon de' Paperoni e tutta la famiglia dei Paperi: suoi sono quasi tutti i personaggi che ancora oggi compaiono nelle storie. Barks è quindi un autore fondamentale sia per la scrittura (lo storyitelling) sia per il disegno.

Spostiamoci in Italia. Qui alcuni autori diventano così importanti, che si crea una vera e propria scuola italiana con Giovan Battista Carpi e Romano Scarpa. Per non dimenticare Guido Martina.

Viene poi la svolta di Giorgio Cavazzano: il suo tratto innovativo è diventato il punto di riferimento assoluto per tutti gli autori dalla fine degli anni Settanta in poi.

Nei primi anni Novanta Giovan Battista Carpi crea la “Scuola Disney” dove segue giovani talenti che ben presto diventano dei punti di riferimento fondamentali: è quella che viene chiamata "la nuova Disney”.

Oggi alla supervisione di Topolino da poco c'è Andrea Freccero, autore importante che sta spingendo verso la modernizzazione del disegno e dell’impostazione grafica delle storie.

Giusto un cenno: c'è una scuola nord europea che continua a realizzare fumetti in stile Carl Barks, più classico.

Un dato interessante: l'Italia è un vero fulcro produttivo perché è da noi che si realizza l'80% del fumetto Disney mondiale.

Che cosa ha determinato il successo dei Paperi e dei Topi Disney?

La vicinanza che hanno con noi, soprattutto i Paperi. I personaggi Disney parlano di noi, ma anche di avventure straordinarie: a chi non piace l'avventura? Inoltre ci sono state congiunture positive. Ad esempio il primo cartoon di Topolino è stato realizzato nel 1928: primo con il sonoro. Oggi sembra una cosa semplice, ma, rapportandoci a quell'epoca, ci rendiamo conto che non era assolutamente scontato. Poi, come ricordavo prima, il Topolino disoccupato dei tempi della depressione metteva in risalto il lato positivo degli americani: era un uomo normale che aveva una forza d'animo tale da riuscire ad affrontare le cose fuori dall'ordinario che gli capitavano.

Non dimentichiamo poi che nei fumetti Disney c'è tutto: rapporti familiari, amicali, drammi, i vari generi (fantascienza, azione, le grandi parodie…)

C'è chi predilige i Paperi e chi i Topi? Lei?

Non faccio distinzione e disegno sia Topi sia Paperi perché leggere una storia di Topi è differente dal leggerne una di Paperi: lo spirito legato all'ambientazione è decisamente diverso. Tito Faraci diceva che se si scava, si nota subito che a Topolinia i rapporti interpersonali sono scelti perché si basano sull'amicizia, mentre a Paperopoli è presente principalmente la famiglia e i parenti non te li scegli. Inoltre Topolinia è una città ordinata e il drammatico tende al realistico, mentre Paperopoli è una città più matta e tutto risulta più umoristico che a Topolinia.

Tra i miei personaggi preferiti ci sono Paperon de' Paperoni per quanto riguarda i Paperi e Pippo sul versante Topi.

Ci sono molte storie in cui Paperi e Topi si incontrano.

L'incontro avviene solo in occasioni speciali. Romano Scarpa era bravissimo in questo perché non è per niente facile far coesistere i due mondi. Basti pensare che Topolino per i modelli standard è più alto di Paperino, quindi bisogna stare attenti alle proporzioni, quando li si affianca.

Com'è nata la collaborazione con Lillo che ha fatto nascere Normalman?

Per questo devo ringraziare il caporedattore delle sceneggiature della redazione di Topolino, Davide Catenacci. È amico di vecchia data di Lillo, che gli chiese l’indicazione di un disegnatore per Normalman: Davide gli fece il mio nome. Io ero un fan di Lillo&Greg e non mi è sembrato vero. Mi sono sentito subito umoristicamente sintonizzato con Normalman.

Luca Usai e Geronimo Stilton.

La collaborazione con lo studio Red Whale di Katja Centomo e Francesco Artibani per Geronimo Stilton è nata prima di quella con la Disney. Lo studio aveva gestito una serie di libri di Stilton con uno staff disegnatori: io ero agli inizi. La collaborazione è durata diversi anni finché lo studio ha smesso di occuparsi di quel personaggio. Nel 2014 la casa editrice di Stilton (Piemme) mi ha chiesto il restyling della serie I Supertopi: voleva rendere il tratto più classico senza toccare il dinamismo del disegno. Abbiamo realizzato tredici libri nella nuova versione.

Qualche curiosità legata alla sua professione?

È una professione che ti porta a fare cose che non ti aspetti. Basti pensare alla collaborazione con Lillo.

Mi piace ricordare che nel 2018 mi sono ritrovato a un raduno mondiale di basket (sport di cui sono appassionato) per ragazzini realizzato dalla NBA, durante il quale ho realizzato un servizio disegnato su quel mondo.

Con la redazione di Topolino ho fatto tanti laboratori per bambini: al Giffoni Film Festival, giusto per citare un esempio.

Quali tecniche e strumenti (digitali e non) ha a disposizione un fumettista oggi? Lei quali privilegia?

Oggi il fumettista può fare ciò che vuole con gli strumenti che vuole. L’inchiostrazione è una questione di stile e di metodo e non più un'esigenza di stampa, come invece avveniva agli inizi del Novecento. Io lavoro prevalentemente le tavole in bianco e nero, che vengono colorate successivamente, da coloristi professionisti. Uso il digitale con Clipstudio paint, un programma creato dai giapponesi per i manga. È molto comodo perché facilita la vita in alcuni passaggi, ad esempio con le gabbie. Lavoro anche con l'iPad: ho colorato un intero libro in questo modo. Se si lavora a china su una tavola Disney oggi, c'è poca differenza tra farlo in analogico o in digitale. Io prediligo il digitale per una questione di praticità.

Ha delle abitudini, dei riti quando crea?

Il trucco sta nello stare seduto e fare. Parto, dopo la lettura della sceneggiatura, creando uno storyboard piccolo, pagina per pagina, che mi dà l'idea della progressione della storia. La prima tavola è introduttiva e dice molto di quello che succederà dopo, perciò la disegno sempre alla fine perché prima ho bisogno di entrare nella storia.

Il fumetto come mezzo di comunicazione.

Il fumetto è un mezzo di comunicazione a tutti gli effetti ed è eccellente per veicolare qualsiasi messaggio. Può essere usato in maniera didattica, si può fare il giornalismo a fumetti, si possono creare storie di narrativa pura, trattare la storia dell'arte… A questo proposito, con lo sceneggiatore Roberto Gagnor abbiamo realizzato una storia per Topolino sul fotografo Robert Doisneau.

Quali sono gli ingredienti per un fumetto di successo?

Se lo sapessi li userei ogni volta! Bisognerebbe sempre tentare di utilizzare al meglio il bagaglio del fumetto. Non solo disegnare qualcosa, ma raccontare con l’immagine al massimo delle possibilità.

Come sta in genere il fumetto oggi? E il fumetto in Italia?

C'è stata una flessione delle vendite del fumetto italiano rispetto agli anni Novanta anche perché sono nati modi diversi di comunicare: utilizzo dei cellulari, piattaforme streaming eccetera.

C’è di buono che negli Stati Uniti i supereroi Marvel si trovano ovunque e sono diventati importanti nel cinema. Il fumetto oggigiorno è arrivato in libreria, quindi si sta sdoganando da chi non lo riteneva cosa "alta". C'è ancora da molto da fare, però. Nella TV italiana si parla di pochi fumetti. I manga invece spopolano e attualmente ci sono in Italia otto milioni di lettori di fumetti proprio perché molti sono lettori di manga.

Dal fumetto al cartone animato: differenze e criteri di "trasposizione".

Fino alla fase dello storyboard ci sono somiglianze fra le due tecniche. Al fumetto basta una o due persone per la sua realizzazione mentre il cartone animato ha bisogno di un nutrito staff. Con il fumetto l'autore ha più facilità di realizzare ciò che ha in testa. In Giappone inoltre si parte dai manga per arrivare ai cartoni animati, da noi molto spesso succede incontrario come ad esempio per Zerocalcare.

Luca Usai docente. Lei tiene laboratori di fumetto per bambini. Com'è lavorare con i bambini rispetto a studenti più adulti?

Mi è sempre piaciuto avere a che fare con i ragazzi, ma anche con gli adulti che vogliono avvicinarsi al disegno o al fumetto. Preferisco evitare le docenze che durano un anno intero e privilegio docenze più brevi, di tre, quattro mesi, dove si riescano a sviluppare argomenti specifici, entrando anche nel dettaglio. Il mio lavoro è comunque quello di disegnare, quindi mi piace l'insegnamento come una seconda attività che si accompagni al disegno e non lo sostituisca. Lavorare con gli adulti è bello perché si può entrare nei dettagli della tecnica e dell'espressività. Però lavorare con i bambini lo preferisco sempre: sono molto spontanei. Non si parla tanto di tecnica, ma di senso del racconto, che non vuol dire certo restare in superficie. Quando disegnano, a loro non interessa creare le anatomie giuste, le prospettive perfette. Si muovono in totale libertà e questo è divertente perché creano storie che sono sempre lunghissime e molte volte sono davvero divertenti: ogni tanto si trovano spunti molto interessanti. Inoltre è bello vedere, sia con i ragazzi più adulti sia con i bambini, come si evolve il gusto nel corso degli anni. Ad esempio c'è stato un periodo in cui i bambini disegnavano solo Dragon Ball: oggi non è più così. Seguire questa evoluzione è importante perché, dovendo realizzare fumetti per i bambini e per i ragazzi, si ha maggiormente il polso della situazione rispetto a stare chiusi a casa a disegnare senza affacciarsi all'esterno.

Un giovane che vuole intraprendere la carriera di fumettista, quali doti deve avere?

Innanzitutto ci vuole una propensione per il disegno. Non dico che occorra avere necessariamente un talento cristallino, perché molto spesso si può sopperire con altro. Bisogna però essere molto determinati perché è un lavoro complicato da gestire e da portare avanti. Soprattutto è complicato inserirsi. Oggi, rispetto a tanti anni fa, è necessario, per un aspirante fumettista, guardare non solo l'Italia ma il mondo intero. Attraverso i social media e tutto ciò di cui si dispone, fare ciò è possibile. In questa direzione, una persona che conosce le lingue è molto avvantaggiata. Occorre poi essere più eclettici di quanto servisse esserlo anche solo venti o trent'anni fa, perché magari c'è il bisogno di passare da una lavorazione a un'altra con stili diversi oppure di non lavorare solo con il fumetto, ma di avvicinarsi anche al videogioco e all'animazione: ciascuno di questi ambienti implica una preparazione enorme e una certa duttilità di lavoro.

Chi possiamo considerare un mostro sacro del fumetto estero? E italiano?

Sono decine, non uno solo! Quindi non posso fare una scelta. Posso restare nell'ambito del fumetto umoristico, che è quello che realizzo io: sicuramente nel fumetto umoristico mondiale avventuroso, Alberto Uderzo di Asterix è ancora oggi un punto di riferimento assoluto. Poi quello che è il suo erede nella modernità, che ho citato prima, è Giorgio Cavazzano. Ecco, questi sono gli autori di riferimento più importanti per tutti coloro che realizzano non solo lavori per la Disney, ma anche fumetto umoristico in generale. Poi è chiaro che oggi ci sono autori modernissimi e tanti altri autori fondamentali. Inoltre ogni tipologia di fumetto (manga, fumetto americano, fumetto italiano di stampo realistico…) ha i propri mostri sacri.

Che cosa pensa Luca Usai di Andrea Pazienza, di Zerocalcare e di Gipi?

C'è una cosa che accomuna questi tre autori e cioè che sono fortemente inseriti nel loro tempo; ecco la ragione per cui hanno travalicato i confini degli appassionati di fumetti e sono arrivati a un pubblico molto più vasto. Perché una cosa è saper disegnare bene, saper scrivere bene e farlo in modo efficace, un'altra è saper incarnare l'essenza di intere generazioni, che è ciò che faceva Pazienza all'epoca e che stanno facendo Zerocalcare e Gipi oggi. Insomma non posso che parlar bene di loro, che sono stati e sono tuttora fondamentali per il fumetto italiano. Di quello che sta facendo Zerocalcare se ne parlerà per parecchio tempo. Nessuno è riuscito a fare le cose che fa lui: anche ad arrivare alla serie Netflix, che ha una potenzialità di fruizione mondiale, con risvolti produttivi molto nuovi per il nostro paese nel campo dell'animazione per adulti, genere che si tratta raramente (anzi, praticamente mai). Pazienza, un genio del suo tempo, più di tutti forse è riuscito ad andare in profondità nelle proprie debolezze, a scandagliare la propria sensibilità. Purtroppo, al contrario degli altri due, non ha avuto un'importanza così consistente all'estero, perché era molto impregnato della Storia italiana di quel periodo, quindi all'estero la sua arte si comprendeva poco: Zerocalcare e Gipi risultano molto più internazionali. Per esempio Gipi ha avuto prima i riconoscimenti dalla Francia e poi in Italia. Insomma, è bello sapere che ogni tanto vengono fuori autori di questo calibro che tengono alta l'asticella.

Documenti correlati