A Roberta Romualdi
Sia la levità
il nostro Maestro.
Nessun dito del giudizio
beccheggi nell'aria,
nessuno sguardo
tagli come lama di coltello,
nessuna ipocondria
contagi la terra buona.
Solo in ascolto
di ciò che surge
dalla campana del silenzio.
La poesia inizia con un’esortazione alla levità: la clemente disposizione d’animo che solo il Maestro - o chi gli assomiglia - riesce a possedere nell’emettere un giudizio. Nei versi aleggia il famoso monito evangelico: "Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra…". E il dito accusatore di ogni tempo beccheggia nell’aria, ondeggia avanti e indietro in contrapposizione al dito del Maestro che scrive in silenziosa attesa qualcosa sulla polvere della terra. L’autrice incalza, nessuno sguardo di presunta giustizia tagli come lama di coltello, nessuna ipocondria contagi la terra buona sulla quale il Maestro ha tracciato le cifre della sua clemenza.
C’è un silenzio che può assordare negli ultimi versi, ma che è tutto da ascoltare; un silenzio che è la levità stessa. In questo potente ossimoro finale l’ascolto di ciò che surge dalla campana del silenzio trasforma tutte le onde acustiche in suoni nuovi, in dita e sguardi che si fanno sempre più somiglianti a quelli del Maestro.
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