Pasturana, puntoacapo, 2020
La copertina del volume. |
Titolo: Tutte le distanze
Autore: Chiara Olivero
Editore: puntoacapo
Anno di pubblicazione: 2020
Pagine: 56
ISBN: 9788831428095
A sei anni dall'esordio, nel 2014, di Geometrie della notte Chiara Olivero dà il si stampi a Tutte le distanze. Il salto qualitativo, rispetto alla silloge precedente, è avvertibile.
Vale la pena concentrarsi non sui diversi temi trattati (fra gli altri: la necessità di affondare per poter risalire, il ricordo, la nostalgia, un amore immeritato), ma sul concetto che dà il titolo alla silloge, partendo (e riportandole integralmente) dalle due poesie che lo sostanziano (XXXV Vertigo e XXXVI Lacci) perché è lì che prendono le mosse la poetica psicologica e l'etica dell'autrice.
XXXV
Vertigo
In questo viaggio
meta non sarò per te
né bussola a indicarti la via
forse ponte che sporge
su tutte le distanze
percorrimi a piedi scalzi raccogliendo fiori
come fossi prato di margherite
sdraiati
acqua fresca troverai
ristorati
con desiderio di stelle
attraversami
ma quando il viaggio sarà finito
non tornare indietro,
nostalgia di vertigine ti sorprenderà
e io mi sgretolerò
sotto i tuoi piedi.
XXXVI
Lacci
Il richiamo del sangue – l'ho sempre chiamato così –
quel ritorno ancestrale
alle proprie radici
sentire un bollore da dentro le ossa, ripiegarsi
nella gola,
fino alla bocca
dello stomaco, la vocazione
a cercare l'alfa
di tutte le cose – la chiave –
questo nostro essere simili
in tutte le distanze,
riconoscersi
a occhi chiusi.
Distanze.
Concetto che, nell'intenzione di Chiara Oliviero, reca in sé un paradosso: quello dell'annullamento spaziale e, con esso, quello quasi totale delle differenze (cfr Lacci, vv. 9-12). Qui emerge la squisita umanità dell'autrice, che si sente parte integrante del tutto-Uomo e del tutto-Mondo.
E anche concetto di affermazione dei propri confini: no al diventare meta e bussola per altri; ma neppure negarsi. Farsi ponte, piuttosto, "che sporge / su tutte le distanze". Mi devo ripetere: questo farsi ponte è atto di generosità da parte dell'autrice. Che ha un tentennamento ("forse") e chiede perciò di non essere (ab)usata, bensì rispettata, considerata presenza fragile e per questo umanamente tanto preziosa.
Il tema dei confini ricorre. Leggiamo ad esempio Ai confini dell'io. Ma c'è una lirica che magistralmente esprime la dignitosa affermazione dei propri limites: quei tre versi che chiudono la silloge:
XL
Specchio
Guardami,
ci ho messo una vita
per essere me stessa.
La lirica è dedicata "a Chiara", che presumiamo si debba leggere "a me stessa". Però, ove la nostra ipotesi fosse corretta, se l'autrice avesse usato la seconda formulazione, non avrebbe posto all'evidenza uno squisito passaggio psicologico: prendere la giusta distanza e da lì osservare noi stessi. Soltanto in questo modo occhi obiettivi saranno in grado di valutare la ricchezza del cammino compiuto. In questo modo e in nessun altro.
Documenti correlati