A Love Letter di Animo Chen
Se fossi un albero
lo sarei per te,
per rammentarti
l'elegia
del vento
che mi scorre fra i capelli,
della pioggia che li lava.
Ti racconterei
i passi lattiginosi della luna
lungo le notti:
dal sorgere del buio
all'alba
che la scalza
dal castone del cielo.
Vorrei solo per te
essere albero e sogno
origine e cammino.
Perché tu comprendessi
il mio canto. Profondo
come la più lucente luce.
Albero:
ascoltavo il vento
scrutando le mani della luna
che muovevano gioie stanche
e trascinamenti muti.
L'indomani
ho deciso
che tutto avesse lucori.
Ho scritto un canto
d'intessuto amore.
Vorrei
che mutuamente
risiedessimo innamorati.
L'istante diverrebbe appiglio
poi musica
poi rarefazione.
Praticare un addio
non è il salto d'un ostacolo.
È passarci sotto
per sentire dentro le ossa
il distacco a brandelli, l'immotivazione
e argomentare
che alcun futuro
sarà ormai più degno d'essere temuto.
Li ho subiti
come una perdita
questi autunni e questi inverni.
Hanno lasciato traccia sotto pelle
al loro andarsene senza voltarsi indietro.
Sto disegnando mete
che siano irraggiungibili. Così,
per darmi tregua.
Tu, venuto da lontano,
stai virando le malinconie
verso il pervinca del cielo
il verde fondo dell'albero
che per amore si fa libro.
I miei occhi,
stupiti,
al seguito della tua bocca:
si muove all'unisono
con il ritmo
della pioggia che cade
senza farsi male.
E di quelle lontananze
percepisco i voli degli uccelli,
le increspature,
dimensioni alte e altre.
E le lettere d'amore.
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