Poesie ispirate al convegno Storia, Architettura e Ambiente: identità, fragilità e rinascita curato da Ferdinando Zanzottera e da Leonardo de Araújo Pereira e svoltosi presso il Politecnico di Milano, Polo di Piacenza, il 10 novembre 2025. Ogni poesia è stata composta durante l’esposizione dei diversi relatori; nell’ordine: Daniele Garnerone [Partendo dalle marcite], Daniele Veratti e Giovanni Rossi [Fixing broken windows], Heeyoun Kim [Spaziocomune], Emanuela Maria Praticò [Sottoscrizione; S(i)a; Tempo; Piango quasi], Ferdinando Zanzottera [Vocale], Emanuela Maria Praticò e Letizia Anelli [Paesare], Alfio Conti [(In)formalità connesse], Emanuela Maria Praticò [Dicotomia delle gambe che tremano].
Acqua.
Che scorre. Appena. Appena. Im-
per-
-cet-
-ti-
-bil-
-men-
-te.
E marcite
e fontanili
e risorgive.
acqua ovunque acqua che esce acqua da contenere acqua da incanalare
sennò
TUTTO
marcisce
Acque tiepide
che raffreddano se stesse
dopo lunghi percorsi luuuuuunghiiiiii
L'arte d’annegare i prati
e guardarli
al lume del sole
che si fa discreto per discrezione.
Stare. Essere? Forse: valutando il
passato e il
presente, lasciando perdere
il futuro: morfologia di me. Il mio DENTRO.
1908
Le marcite che stanno perdendo le frange, le code. Gradualmente anche le penne.
Ettaro
sottratto a ettaro
a ettaro
a ettaro
a ettaro finoadarrivarealcuore
che
b-b-batte
p-p-poco.
Acqua: il mio cardine. Fluendo.
Flussi. Flussi. Flusso.
Flusso, sì, flusso! Fuori dal reticolo della consistenza del ghiaccio.
Espulsione d’acqua, come capro espiatorio (qualcuno
occorrerà ben sacrificare, no?!)
Rigenerazione. Inaspettata.
Ricomparsa. (O riscomparsa?)
I modi dell'acqua: i suoi, i miei.
M’accoccolo
sotto un covone di fieno
che (m’)asciuga.
La frattura urbana: io-città.
Dentro: porosa, io. Dentro: i pori assorbono.
DentroFuori fuoriDentro.
MA:
Il ladro in cantina.
Io: preda.
Fixing broken windows, thinking about crime.
Cannibalizzazione.
Il ritmo cardiaco della frattura, della rovina.
Sostituisci i miei vetri rotti!: dalla finestra
Poi:
la mia frattura urbana.
Fuori: porosa. Dai pori entra, pian piano, tutto.
Anche il furto disoccupato
che si muove verso Stonehenge.
Durante l’accertamento degli occhi
desidero vuoti
da lasciare così, perché
si riempiano da soli.
I fiumi: firme
del paesaggio. Firme sul. Anzi: SONO paesaggio.
Tutela delle strategie e della memoria.
Fluire
nella trasversalità del fluire. Assediando la dimenticanza
perché smetta di dimenticare.
ansa di fiume, ansia
che lascia impronta che ne sarà?
Tiranno è il tempo. (o perché noi
forse
dentro non ci stiamo)
Quasi quasi
piango
sui colori accesi della parete morta.
Lo steccato, la statua che
- mangiando la salsedine -
se ne fa mangiare.
24 (ore? Tanto dura il lutto e poi
ce ne dimentichiamo?)
Cambio di vocale:
collettività che cerca
l’elemento identitario.
Può essere il campanile
con una campana sola
o un tavolo di marmo sul selciato della piazza.
Qualsiasi cosa - anche consunta -
che la vocale
rechi con sé.
I
Faccio paesaggio,
facendolo senza saperlo.
II
Il lupo
nel mio procrastinato testamento.
gli scalini
Xenodochi
molini collettivi:
sempre più in là, per mantenereintattalamemoria.
gli scalini
per salire
sempre più su
nella ricordanza.
La formalità
del mio informale: la scala dei valori,
fave(l)la breve.
Affiancala
nella comprensione: não julgue!
La città
che costruisce
se stessa su se stessa!
Il mai finito; il demolito-(ri)costruito:
fiume
verdeblu, terramarrone. Con le gialle sfumature
dell’Instabile.
Regoladisestessa.