Chiave

A F. F.

Sono chiave.

D'identità non univoca.

Sono chiave

per rimare paura di madre,

paura d’incontro nel buio

con volto di dilatate pupille.

E io chiave non sono più chiave.

Sono rima-ossessione per te, chiave

- chiave altra da me -

e stappare la porta

come bottiglia

e gettare turacciolo

di spumamara.

Io chiave non più chiave,

tu madre non più madre,

troppo madre. Tu figlia

al seno di madre.

Non sono più chiave, sono rima,

non sono più rima, sono porta,

non sono più madre, sono scale

precipizio

buio

dilatate pupille

scale

buio

precipizio.

Non sono la chiave

non sono la porta

non sono la rima.

Sono sconvolta città,

sono seno

sono buio

sono dilatate pupille

sono figlia di madre

sono madre di me

madre stessa di me,

figlia-madre che grida

di muto, che corre da ferma.

Sono ordine, pattume, semaforo, svolta.

Sono strade, sono sangue, oh Dio, sono sangue!

Minuto e minuto e minuto

e labirintico cieco che torna

al tormento

che sale, che scheggia,

lontanissima è qui, la tua vicinanza,

oh Dio!

E tu, buissimo buio,

ruggine e chiave, rima e sconforto.

Il buissimo te

nel vicinissimo oltre

nel centro nel centro nel centro nel centro.