Andavano sempre là di Nino De Vita con illustrazioni di Giovanni Emilio Cingolani

Roma, Orecchio Acerbo, 2026

Scheda libro



La copertina del libro.


Titolo: Andavano sempre là

Autore: Nino De Vita

Illustratore: Giovanni Emilio Cingolani

Genere: albo illustrato

Editore: Orecchio Acerbo

Anno di pubblicazione: 2026

Pagine: 26

ISBN: 9791255071150

https://www.orecchioacerbo.it/catalogo/libro/andavano-sempre-la/

Perché leggere questo libro

Una stagione: l’estate.

Un ritrovo consueto: la laguna dello Stagnone («Stagnuni»), nel marsalese.

I protagonisti: una «ragazzaglia» («cumarca») che scherza, si rincorre, s’arrabbia, torna amica, nuota. E getta la lenza.

La violenza: uno scorfano preso all’amo che - fuor d’acqua - drammaticamente si dibatte, s’inarca, si torce, salta.

La paura: due ragazzini, autori della pesca, sgomenti di fronte a quanto sta accadendo, non vogliono né vedere né ascoltare il «rantolio fatto di paroline» («un rrunguliu / fattu ri paruliddi»). Perché quel pesce si giustifica: «“La fame… avevo fame…” mormorò / il meschinello, con la voce / fessa.» («“A fami… avia fami…” ciuciuliau / ’u maraddeu, cu ’a vuci / ciaccata.») Così martoriato, l’autore lo definisce «un ecce homo» («Un patracciomu!»).

La contraddizione: i due ragazzini - in tutta la giovane, fragile umanità - raccontano due versioni differenti sul chi, alla fine, ha deciso di fare che cosa: per questo, ci avverte l’autore, «Quello che successe in seguito non lo sappiamo.» («Soccheni chi ntravinni / nzècutu ’unn’u sapemu.»)

Andavano sempre là è un libro pensato per lettori a partire dai sei anni ed è scritto in poesia. La storia si sostanzia di un realismo che porta con sé un’innegabile crudezza, il cui scopo è di far riflettere sulle conseguenze dei propri gesti compiuti per gioco.

L’originalità del testo risiede nella lingua. Presentata anche in italiano, la poesia è stata concepita nel dialetto siciliano di Cutusìu, la contrada marsalese che ha dato i natali a Nino De Vita e che egli ha usato in sue precedenti opere in versi. Le citazioni in dialetto, in questa recensione offrono un assaggio di questo idioma in via d’estinzione.

Le illustrazioni del libro escono dalla mano indovinata di Giovanni Emilio Cingolani. Giocano sui primi piani, perché è da distanza ravvicinata che il lettore considera i protagonisti e lo svolgersi della vicenda. E la distanza, pur così vicina agli accadimenti, ha comunque misura tale da permettere di mantenere lucidità di osservazione.

La vivezza e il dinamismo delle immagini fanno di queste un rinforzo al testo, rappresentando quasi un’altra scrittura. Così come, del resto, la poesia di De Vita ha vocazione pittorica (e cinematografica al tempo stesso).