Toccare la scorza di
ulivi neri
più neri dell’ambita
solitudine, sulle ciglia
leggende bizantine.
Le sferzate del tempo
negano il mio partire,
tra le rupi essenze di felci
lutti mai confessati.
Vivrò
nel ricordo del ferro
domato
dal solo fuoco.
Nei pugni il tintinnio degli orecchini.
Rifugio di fughe di falco
Roma
imprigiona il sole dei Tropici
nei rovi seducenti,
l’indaco meraviglia.
Sono cresciuta
anch’io
mangio locuste e miele
selvatico.
Tratto da Rossella Fusco, Cabala, Biblioteca Comunale di Campodimele, 1995