Momento

A Sergio Daniele Donati

Ho visto

mio figlio in sogno.

M'ha fatto luce.

Le chiose di Anna Bazzo Moretti

Scorro le tante poesie di Gloria scritte in momenti e giorni diversi, e dedicate a persone differenti. Con licenza poetica ne accosto due o più, appena mi rivelano una continuità di significati e di messaggi.

In Terra stuprata (che si può leggere qui) l’immagine che ci cattura fin dall’inizio sono i capelli mossi di Maya Issa, poetessa e attivista palestinese. Capelli lunghi e nerissimi, simbolo di determinazione e di coraggio; mossi come lo è il suo cuore che s’esprime in azioni concrete e parole poetiche per tentare di raccontare la quotidianità stuprata della sua terra e del suo popolo, al di là degli schieramenti politici, delle frontiere e delle brutalità degli atti terroristici. Maya non può se non gridare, non può se non alzare la voce sulla nostra quiete incapace.

Nascere in una terra violentata è dover vivere sulla propria pelle i soprusi inflitti, ma anche saperli riporre nell’urna della memoria per non dimenticare l’ ormai atavica ingiustizia. Non si può dimenticare. Ma solo per amare ancora di più la propria terra e la sua cultura; per proporre miglioramenti relazionali e non istintive vendette.

Non so se mai la Storia ci abbia insegnato qualcosa: le vittime di un tempo si fanno aguzzini “senza memoria”; le alleanze si fanno e si disfano in un circolo vizioso e incessante. E nei momenti più critici e sconvolgenti degli eventi, siamo punti dalla tentazione che la poesia sia quasi un “canto inutile” da appendere come “le antiche cetre alle fronde dei salici”. Ma la poesia non è solo un canto di gioia e spensieratezza; può essere il dito nella piaga, oppure l’unguento che lenisce le ferite, o il farmaco potente per risollevare le coscienze e infondere la sana forza che permette la costruzione di un mondo meno disumano.

Continuazione degna della prima poesia, è Momento (presente in questa pagina): i suoi tre versi sono il cuore stesso di Maya Issa; ed anche il nostro. La voce del cambiamento si alza non solo per noi stessi, ma per i figli che già intravediamo in sogno e che ci fanno luce, e al contempo ce la chiedono. In quei momenti di illuminazione una forza imperiosa si impossessa delle nostre abitudini e ci scardina la falsa quiete della rassegnazione.

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