Casa editrice peacock, 2024
La copertina del volume. |
Titolo: RYOKAN piccolo manifesto giapponese
Autore: Hara Rota
Editore: Casa editrice peacock
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 60
Copertina: fotografia applicata a mano
ISBN: 979128171508
"«Essere felici è la vera ribellione», un manifesto quasi autobiografico, porta il lettore in un viaggio introspettivo attraverso i ricordi d'infanzia di una giovane donna in una tranquilla cittadina di montagna. Estraniata dalla frenesia urbana di Tokyo, esplora la magia e la spiritualità di quei giorni passati, scoprendo il vero significato della felicità e dell'appartenenza."
(Fonte: https://www.studiopeacock.net/locator-store-italy/)
"Hara Rota, giovane scrittrice italo giapponese, vive a Tokyo, sempre spensierata, lavora in una libreria caffè nel quartiere di Shimokita, immersa dal profumo dei libri."
(Fonte: https://www.studiopeacock.net/2024/03/01/ryokan-piccolo-manifesto-giapponese/)
Un libro che si prende in mano e si ripone solo dopo averlo letto senza soluzione di continuità. Non perché sia breve (lo è, ma non è questo il punto): perché è ciò che definirei un concentrato di poesia diffusa.
Non è una svista, questa contraddizione che ho messo su carta. È la constatazione di una sorprendente scoperta. Ci troviamo infatti di fronte a una poesia la cui intensità è resa soffusa dalla grazia con cui viene in primis vissuta e – secundo – porta al lettore; una poesia la cui emotività ci avvolge con la delicatezza dei ciliegi in fiore.
Un affascinante racconto lungo, quello di Hara Rota, sulla genesi di sé, sull'allontanamento (solo fisico, mai davvero sentimentale) dalle proprie radici e infine sul ritorno a quelle stesse radici che rappresentano il tutto. Un tutto simboleggiato dal grande masso vicino al bosco di una tranquilla cittadina di montagna, che reca in sé diversi simboli e significati: inamovibilità, durevolezza, pietra miliare, punto di riferimento. Quel masso sopra il quale l'io narrante si è creato "un piccolo, ma infinitissimo, spazio" (p. 2) dove rifugiarsi e leggere. Quel masso che, coperto di neve, scompare e ricompare al suo scioglimento, perfetta metafora della vita narrata: l'inverno che occulta i valori fondanti del proprio sé, ma non li fa dimenticare, custodendoli sotto la coltre di neve e la primavera che li porge intatti permettendo una rinascita. Infatti all'inizio del racconto troviamo il masso e la protagonista intenta a "leggere qualche libro preso in prestito dalla scuola" e al termine li ritroviamo nello stesso atteggiamento: il masso nel suo ruolo di guardiano di quell' "essere felici [che] è la vera ribellione" (p. 50) e la protagonista intenta a leggere il libro scritto dalla compagna Rie che parla della vita che l'altra le ha narrato.
Significativo il filo di collegante contrapposizione che ci mostra la crescita della protagonista: libri provenienti dalla scuola, all'inizio e un libro proveniente dalla vita, alla fine. Così come significativo è l'uso dell'espressione "piccolo, ma infinitissimo, spazio" per dare un nome e una consistenza a due epicentri di maturazione della protagonista: il masso dell'infanzia (p. 2) e l'appartamento di modeste dimensioni a Tokyo in cui l'autrice è andata ad abitare (p. 1). È proprio lì che ella comincia a raccontare a Rie la propria vita, a partire dal ricordo del Ryokan[1] gestito dalla sua famiglia, "unita da una forza surreale" (p. 14).
È entrando in e uscendo da una capsula temporale all'altra che l'io narrante vive la realtà presente e quella passata in un raffronto in cui il presente insegna a "lasciar scivolare via le cose che ci travolgono vertiginosamente ogni giorno" (p. 46), perché "a Tokyo il tempo vola" (p. 28) e tutto è immerso "nella confusione e nella frenesia" (p. 49), mentre il passato recupera ciò che è stato e che attende d'essere ripercorso e risignificato. Trait d'union è la pioggia che – splendidamente metaforizzata - a Tokyo "spinta dal vento sbatteva sulle vetrate del nostro piccolo appartamento, trasformandolo in una barca in mezzo ad una tempesta" (p. 29), mentre nella cittadina di montagna delle origini è attesa come necessità di cambiamento e lavacro. Infatti la protagonista attende la prima pioggia avanti di iniziare la lettura del libro scritto da Rie.
Ci troviamo di fronte a una narrazione iniziatica (o "un viaggio emotivo, che ci cambierà profondamente", p. 39) in cui la dolcezza e la pacatezza (pur in momenti drammatici come quello della mattanza dei delfini o tristissimi come l'incontro casuale della protagonista con il fratello che, costretto a lasciare la famiglia a sedici anni, suona ora, impacciato, il sassofono per le strade di Tokyo oppure l'altrettanto triste e casuale incontro con un senzatetto) ci accompagnano dalla prima pagina all'ultima e ci pervadono a tal punto da farci riprendere in mano RYOKAN piccolo manifesto giapponese per leggerlo di nuovo.