Marcello D’Agata non è il suo errore. Intervista

14 settembre 2024

La locandina della mostra.
Nello spazio espositivo dell'Istituto per la Storia dell'Arte Lombarda (ISAL) di Palazzo Arese Jacini a Cesano Maderno (Monza e Brianza), dal 14 settembre al 18 ottobre 2024 si svolgerà la mostra L’uomo non è il suo errore. Ritratti, architetture e paesaggi dipinti da Marcello D’Agata che costituisce la prima personale dell’artista catanese, che si è reso disponibile a un’intervista.


Che cosa rappresenta per lei questa mostra?

Questa è la mia prima mostra personale. Per me rappresenta una rinascita, una forma di riscatto, se vogliamo. Creare qualcosa che piace agli altri mi rende felice. Il passato non si può cancellare, ma lo si può un pochino redimere. Nei miei dipinti c'è una richiesta di perdono. Quindi, poter essere qua, oggi, all'inaugurazione della mia mostra, essere accettato, non essere guardato per chi ero ma per chi sono ora, fa di me una persona che vuole emergere in una rinascita.

La mostra si apre con il quadro L'albero della rinascita. Me lo vuole raccontare?

Questo quadro è nato da una richiesta che ricevetti per una mostra sulla resurrezione considerata dal punto di vista laico. Gli alberi uniscono la terra con il cielo. All'interno del mio quadro c'è l’immagine di un crocifisso, per chi la vuole vedere. Sui rami spuntano alcuni fiori che sono i fiori della speranza. L'uovo rappresenta la nascita. A titolo di cronaca: la mostra, poi, non fu realizzata.

Lei ha ricevuto un'educazione cattolica. La fede è sempre e comunque rimasta con lei?

Sì, ho frequentato la scuola dai Salesiani. Essendo in otto fratelli, mio padre decise che alcuni di noi dovevano smettere di studiare per andare a lavorare: io ero fra loro. Ho quindi lasciato la scuola da fanciullo: non ho mai conosciuto la giovinezza. In quegli anni ho perso anche la fede. Provavo rabbia per aver trascorso la mia giovinezza lavorando, per non aver vissuto. Ero arrabbiato e fragile. Ho incontrato un falso maestro di vita che mi ha portato a compiere una scelta per la quale mi trovo in carcere da 30 anni. Ho percorso tutti i circuiti penitenziari.

In carcere la sua fede è "rinata". In che modo lei ha ritrovato Dio? C'è stato un elemento scatenante?

La fede mi ha salvato perché mi ha portato a conoscere l'arte e a coltivare l'amore per la pittura. Tutto iniziò con il Giubileo del 2016. In carcere potei attraversare la Porta Santa e ottenere l'indulgenza plenaria. Allora partecipavo al corso di disegno tenuto nel penitenziario. Passare dal disegno alla pittura non era facile, ma io desideravo creare un quadro da inviare in dono a Papa Francesco. Il direttore del carcere, vista la mia insistenza, mi chiese di realizzare uno schizzo e di sottoporglielo. Così feci. Gli piacque e mi permise di dipingere mettendomi, per questo motivo, a disposizione un piccolo locale. Realizzai due quadri per il Papa. Quando dipingevo, se mi sentivo in difficoltà, l'insegnante, la professoressa Chiara Mantovani, mi diceva: “Prega.”

Quando pensa alla sua vita passata, come la valuta?

Ho sbagliato e pago giustamente perché ho accettato le mie colpe e so di aver meritato questa pena. Pagare significa riscattarmi. Sono sereno, anche se mi spetta il "fine pena mai".

Se potesse rifare la sua vita quali cambiamenti metterebbe in atto e perché?

Se tornassi indietro studierei. Se avessi studiato non avrei adottato la scelta di delinquere. Ero ignorante e questo porta all'arroganza.

Come sono stati per lei gli anni del 41 bis?

Il regime del 41 bis era una misura necessaria - sto parlando in generale - in quei momenti. È stata una difesa dello stato contro qualcosa di mostruoso, di cui ho fatto parte. Scontai il 41 bis in isolamento diurno: ero più ristretto degli altri detenuti. Isolamento significa solitudine. E questa solitudine completa pensavo mi portasse alla pazzia, invece è stata la mia salvezza perché mi ha fatto scoprire una parte di me che voleva emergere. Ho compreso quanto assurda fosse stata la mia scelta. Mi sono letto dentro. L'isolamento, il silenzio mi hanno ridato la vista. È stato un momento bellissimo. Non avevo nulla con me, nessun effetto personale intendo: avevo solo me stesso. Il silenzio scava dentro di te e io ho capito molte cose. È stata una liberazione.

Il carcere attualmente è in grado di assolvere il compito di rieducazione?

Il titolo della mostra è: "L'uomo non è il suo errore". Accanto a questa affermazione occorre porsi una domanda: si può cambiare? Sì, ma non da soli, perché da soli si rimane nel proprio reato: si cambia se si è aiutati dalle istituzioni e da chi è preposto alla rieducazione.

Quale messaggio si sente di dare a chi sta dalla parte del Male?

Direi: guarda me. Io sono uno specchio. Una scelta come la mia, se va bene, porta al carcere, altrimenti alla perdita della vita. È una scelta che non paga, ma che si paga. Porta non a un traguardo bensì a una sconfitta. Direi anche: sogna, perché bisogna sempre sognare.

Fra i temi che tratta, in quale sente di potersi esprimere pienamente? O tutti sono parimenti importanti per lei?

Ho variato molti soggetti nella mia pittura perché ho voluto apprendere il mestiere, dialogare con i colori. Per quanto riguarda i ritratti che dipingo, studio gli occhi perché mi raccontano della persona che sto per ritrarre: essi rendono viva l'immagine. Infatti una persona io la conosco guardandola negli occhi. E in un ritratto, se non si ha cura degli occhi, l'immagine non trasmette emozione.

Lei prima ha affermato che l'indagine interiore le ha ridato la vista. Ora ha parlato degli occhi come porta d'entrata che permette la conoscenza di una persona. C'è connessione fra queste due cose?

Non ci ho mai pensato: me lo fa notare lei adesso. Potrebbe esserci…

Che cosa pensa quando dipinge?

Mi estraneo. Da tempo ho fatto amicizia con i colori e li ascolto, così come ascolto le mie emozioni. Sono libero. Viaggio con la mente e con il cuore. Sono felice. Se avessi conosciuto prima la bellezza dell'arte e della pittura, non avrei fatto quello che ho fatto e non sarei mai stato in carcere. Una persona, infatti, non può delinquere se conosce la bellezza. E con bellezza intendo non solo l'arte, ma anche la natura.

Si afferma che la bellezza può salvare il mondo. Che cosa ne pensa?

Se ha salvato me, che sono un grande peccatore, può salvare chiunque.