Antonio Capestro. © Foto Antonio De Pascalis |
Salgo i gradini del Museo e lo vedo in piedi accanto al tavolo collocato tra Valentina e Rose nere.
C'eravamo salutati un'ora prima, al mio arrivo a Borgo Cardigliano di Specchia, perciò ora – senza por tempo in mezzo – avviamo una conversazione attorno ai quadri che compongono la personale. Conversazione che si svolge senza fretta, mentre camminiamo fra le tele. Il mio interlocutore è una guida prelibata: non potrei chiedere di meglio, del resto, visto che si tratta dell'autore delle opere esposte, l'architetto salentino Antonio Capestro.
Sono diciannove le tele. Me le racconta. Anch'io gliele racconto, in un gioco che si innesca senza premeditazione. È così che capiamo l'inquietudine che promana dalle rose nere e rosse. O il vortice che si plasma intorno al bacio. O il senso aguzzo dei denti del leone.
Un reciproco fruirsi, insomma, il nostro, che ‑ da sei mesi a questa parte, ormai ‑ si snoda lungo il riverbero della pittura sulla poesia e viceversa. I quadri di Antonio Capestro mi hanno infatti ispirato poesie scritte su fogli che egli ha appeso accanto ad ogni tela[1]: è l’allestimento della mostra Pittura ha incontrato Poesia.
I quadri, inoltre, così come le poesie, hanno ispirato Andrea Cagnetti, coreografo d'esperienza internazionale[2]. Durante lo spettacolo finale (26 luglio) Cagnetti ha messo in scena sei sue brevi coreografie. Le prime tre sono state ispirate ad altrettanti quadri di Antonio Capestro e danzate su pezzi di J. S. Bach (al violoncello Anna Maria Mastromatteo, del Conservatorio di Roma). Le altre tre, invece, sono state strutturate e danzate sulla recitazione di tre poesie che ho dedicato ai quadri dell'architetto salentino.
Cagnetti, in un'intervista, ha parlato di questi suoi lavori: "Le coreografie su Bach e Capestro sono nate dallo studio della struttura delle Suite in modo da riconoscerne il ritmo, la composizione e la forma dell’armonia. Questi elementi, per studio, sono stati ricercati dagli allievi nei dipinti di Antonio perché la composizione dei dipinti suggerisse ai ragazzi la struttura della macro coreografia: dai movimenti dei corpi sullo spazio scenico ed il loro relazionarsi. Queste coreografie erano frutto di un'improvvisazione. Le coreografie realizzate sulle poesie sono opera mia. Sono state l’occasione per mostrare ai ragazzi come la musicalità del significante e la metrica possano contenere il significato, come la danza possa essere espressa dal corpo o dall’insieme dei corpi."
[2] Coreografo romano, si forma presso l'Istituto Internazionale di Danza Rosella Hightower di Cannes, il Teatro del Movimento di Jacques Lecoq di Parigi ed entra a far parte del LEM (Laboratoire d'Etude du Mouvement). Nel 1999 fonda la compagnia di danza contemporanea ARSmovendi.
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