Alla cerca del gusto: Lucia Lapone
Un'opera della textile designer Lucia Lapone: "Forma n. 13", studio di volumi e forme naturali, tegumo shibori su seta e lurex, 2018. |
{1}
Sull'erta
cogli il filo
del colore che comprende.
{2}
Nell'inquietudine
farò danzare
leggerezza di versi.
{3}
Eludere
Cercare
Ritornare
{4}
musica impalpabile
di galassie
in mutamento
{5}
Leggo me stessa
e, dentro me stessa,
gli umori
di stoffe che cangiano.
{6}
Accartoccia, l'universo, indaci abbuiati.
L'universo
dispiega
indaci assolati.
{7}
Annido un'ansia lignea
nella contorsione
organica
di veli.
{8}
ondulazioni
di luce
che ripara
{9}
Vapori di tinture
dove il vuoto
ha il senso dell'udito.
{10}
Accudisci
sollecita,
ponenti e occasi
nella tasca della gonna.
Non conoscevo l’antica tecnica tessile Tesuji Shibori. Non conoscevo nemmeno l’arte di Lucia Lapone. Ma ora riesco a vederla imbastire le piegoline, tirare i fili stringendo il tessuto a fisarmonica, legarlo e immergerlo nell’acqua della tintura. E sulla tela asciutta e dispiegata scoprire immacolato lo spazio-silenzio e invece creato lo spazio-scrittura; come se un calligrafo avesse intinto il suo pennello nella china e avesse tracciato sull’ordito e sulla trama un serie ripetuta di linee, non per forza regolari – per me versi poetici, architetture viste dall’alto già intrise d’abitazione umana. Il vuoto e il pieno alla pari.
Comprendo ora l’entusiasmo di Gloria e le numerose poesie dedicate all’artista, perché questo tessuto, divenuto arte, è la pagina della poesia scritta, è l’aria della poesia orale e cantata.
Scegliere le liriche da commentare è stato difficile fra tanta bellezza. Mi sono soffermata alla fine su due opere che hanno avuto il privilegio di slegarmi il cuore da alcuni fili ancora intinti nell’inchiostro: {10}, tratto da Parentesi in dialogo, presente in questa pagina e Case, tratta da Conversazioni, che si può leggere qui.
Nella prima poesia anche Gloria cuce case su stoffe leggere: penso agli spazi che si ritaglia, alle desideratissime dimore per i suoi versi quotidiani lasciati ad asciugare sui fili affinché possano essere visti e compresi in tutta la loro trasparenza. E qualcosa mi si muove leggendo Ricordo una molletta / che, caduta, / sciolse la veste. La molletta si stacca, cade; e fa cadere senza alcun fruscio una veste del corpo, un abito dell’anima. Il verbo "sciogliere" mi ha illuminato. E il mio pensiero è andato alla leva con la quale Archimede avrebbe sollevato il mondo. Gloria, ricordando la preziosa molletta, sembra quasi dirci: "Datemi una semplicissima leva da bucato - una poesia - e vi scioglierò dal cuore il buio e qualche nodo".
Considerazioni di natura esistenziale sono invece emerse dal componimento {10}. La gonna della vita ha tasche profonde. In esse riponiamo ed estraiamo i nostri molteplici percorsi: strade piane, labirinti, viottoli nascosti e silenziosi, scogliere che portano a un faro. E i levanti; e i ponenti e occasi; le cose nuove e le cose antiche in un continuo susseguirsi di aurore e tramonti.
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