Conversazioni

A Lucia Lapone

Nido

Ho riparato il rubinetto

della mia casa di Milano,

poi l'ho venduta.

Era il mio nido,

ma ora d'altri nidi mi nutro.

 

Dipingo un ripensamento

e lo ricamo di saggezza.

Case

Cucio case

su stoffe leggere.

Le appendo ai fili

come bucato che asciuga.

 

Ricordo una molletta

che, caduta,

sciolse la veste.

 

Le chiose di Anna Bazzo Moretti

Non conoscevo l’antica tecnica tessile Tesuji Shibori. Non conoscevo nemmeno l’arte di Lucia Lapone. Ma ora riesco a vederla imbastire le piegoline, tirare i fili stringendo il tessuto a fisarmonica, legarlo e immergerlo nell’acqua della tintura. E sulla tela asciutta e dispiegata scoprire immacolato lo spazio-silenzio e invece creato lo spazio-scrittura; come se un calligrafo avesse intinto il suo pennello nella china e avesse tracciato sull’ordito e sulla trama un serie ripetuta di linee, non per forza regolari – per me versi poetici, architetture viste dall’alto già intrise d’abitazione umana. Il vuoto e il pieno alla pari.

Comprendo ora l’entusiasmo di Gloria e le numerose poesie dedicate all’artista, perché questo tessuto, divenuto arte, è la pagina della poesia scritta, è l’aria della poesia orale e cantata.

Scegliere le liriche da commentare è stato difficile fra tanta bellezza. Mi sono soffermata alla fine su due opere che hanno avuto il privilegio di slegarmi il cuore da alcuni fili ancora intinti nell’inchiostro: Case, tratta da Conversazioni, presente in questa pagina e {10}, tratto da Parentesi in dialogo, che si può leggere qui.

Nella prima poesia anche Gloria cuce case su stoffe leggere: penso agli spazi che si ritaglia, alle desideratissime dimore per i suoi versi quotidiani lasciati ad asciugare sui fili affinché possano essere visti e compresi in tutta la loro trasparenza. E qualcosa mi si muove leggendo Ricordo una molletta / che, caduta, / sciolse la veste. La molletta si stacca, cade; e fa cadere senza alcun fruscio una veste del corpo, un abito dell’anima. Il verbo "sciogliere" mi ha illuminato. E il mio pensiero è andato alla leva con la quale Archimede avrebbe sollevato il mondo. Gloria, ricordando la preziosa molletta, sembra quasi dirci: "Datemi una semplicissima leva da bucato - una poesia - e vi scioglierò dal cuore il buio e qualche nodo".

Considerazioni di natura esistenziale sono invece emerse dal componimento {10}. La gonna della vita ha tasche profonde. In esse riponiamo ed estraiamo i nostri molteplici percorsi: strade piane, labirinti, viottoli nascosti e silenziosi, scogliere che portano a un faro. E i levanti; e i ponenti e occasi; le cose nuove e le cose antiche in un continuo susseguirsi di aurore e tramonti.

E come non ricordare anche le pietre che Virgina Woolf si mise in tasca la mattina della sua "ultima gita" dentro il placido Ouse. Quelle pietre - il peso di tutti i pianeti - in quelle tasche che non avevano alcuna scucitura per far sì che scivolassero senza di lei nell’acqua ignara.