Coreografo è (sul serio!) un medico: Vincent Karl von Hagen
Un momento dello spettacolo. |
Quanta arte e cultura può esserci su un palcoscenico di danza? A mani basse, tanta, troppa.
Stando all’inchiostro speso da Vincent Karl von Hagen, non c’è fine, intanto a scrivere un monologo, a metterlo in scena, allestirne una coreografia per uno spettacolo che andrà in prima assoluta in scena il 7 aprile 2024 al Teatro Ateneo di Casoria, in provincia di Napoli. Un teatro che diventa davvero ateneo per un giorno, con una domenica di danza a braccetto con la filosofia e la storia dell’arte.
Scriviamo di David uscì a fare quattro passi del coreografo e librettista Vincent Karl von Hagen, pseudonimo artistico di Mohamed Vincenzo Agbaje Olufemi, ma soprattutto del medico in scena e dietro le quinte della sua produzione nuova di zecca. Eh sì, l’autore è laureato in medicina e chirurgia e specializzato in radioterapia oncologica, attualmente dirigente medico oncologo radioterapista presso l’Azienda Ospedaliera delle Marche di Ancona. Non un autore qualunque, dunque. Un autore inconsueto per un mondo della danza sempre più prevedibile e che invece adesso si apre alla filosofia, alla medicina e all’arte.
“David uscì a fare quattro passi è un estratto breve, e/vocativo ed incisivo del lavoro teatrale RiNASCImiento," ci racconta il coreografo, "libretto di teatro sperimentale che ha come core narrativo la decadenza estetica delle società moderne e che si traduce inesorabilmente in decadenza di valori. La bellezza come valore assoluto non è mai idea astratta, ma si incarna nel tempo e nello spazio per offrire la contemplazione da cui scaturiscono serenità, gioia e consolazione. Ed è per questo che oggi più che mai abbiamo bisogno di bellezza, perché c'è urgenza di speranza e di serenità. Nella mente di David prendono forma le opere michelangiolesche come La Pietà, Il Tondo Doni, I Prigioni, Il Giudizio Universale che egli stesso attualizza nei drammi di una vita familiare difficile e scompaginata. David è l'alter ego, la proiezione umanizzata e a tratti disumanizzata e contraddittoria del simbolo del Rinascimento italiano e che in Michelangelo trova la sua massima pienezza e la sua formidabile sintesi: il David. Nello sviluppo del lavoro teatrale, David è dunque colto, proprio in quella sofferenza e nell'agitazione psicomotoria che precede la liberazione da quel marmo, quel luogo che lo schiaccia e lo soffoca. Il marmo che cela i suoi dolori, il suo vuoto affettivo e le sue paure. Il marmo è dunque quella condizione di inadeguatezza e oppressione che l'uomo moderno vive quotidianamente. David è al contempo la rappresentazione della fragilità che accomuna i giovani di oggi. È vittima e carnefice in una società ormai contorta e decaduta e da cui non troverà via di uscita. Quei suoi quattro passi non troveranno mai la strada del ritorno. Nel corso della rappresentazione coreografica tanti saranno, inoltre, i richiami a fatti socio-politici noti, dei tableaux vivant che condurranno lo spettatore alla riflessione e alla critica.”
Un’opera così tanto complessa partorita dalla feconda genialità di von Hagen che è egli stesso autore dell’idea, dei testi e della regia oltre che della coreografia accanto a Christian La Sala.
A tutto questo hanno contribuito il piccolo Samuel Invigorito, l’attore Marco Lorenzo Panico, la testimonial del progetto Mena Capasso e i ventisei danzatori del M’Patiko Dance Project scelti esclusivamente sul territorio.
“Ho deciso di unire tutti gli artisti che hanno preso parte alla rappresentazione sotto il nome di M’PATIKO Dance Project," aggiunge ancora il coreografo, "nome che deriva da empatia, proprio per la peculiarità che ogni artista dovrebbe avere, ovvero suscitare emozioni e al contempo sentire emozioni. M’PATIKO vorrà dunque essere in germe lo scheletro embrionale di un ulteriore progetto che sto stilando, ovvero la fondazione di una mia compagnia di danzatori.”
In questi termini il pubblico sarà chiamato a scovare la bellezza, compito comune a tutti i presenti domenica 7 aprile.
"Dov’è finita la bellezza? La sua sparizione e il suo degrado, non solo nelle arti liberali, ma in ogni singolo aspetto delle società è a mio avviso uno degli aspetti più tristi del nostro secolo," chiude von Hagen, "segno della decadenza della nostra civiltà. Oggi a mettere sempre più le radici è l'estetica del brutto che il più delle volte coincide con l’estetica della morte. E l'estetica della morte porta inesorabilmente alla disumanizzazione che quotidianamente ci circonda.”
Da qui l’attualità che conduce per mano Michelangelo e Platone passando per l’intera storia dell’umanità.
Il portale https://www.morfoedro.it/ non è da ritenersi responsabile per cambiamenti di programma, per errori di stampa od omissioni di qualsiasi tipo e per il contenuto dei siti esterni accessibili tramite collegamenti, forniti come semplice servizio agli utenti della rete.