Quadro

A Maria Pia Dell'Omo

Il tuo volto

così bello, così orientale.

 

Sullo sfondo un quadro fatto a pezzi.

 

Iran, mio Iran!

Le chiose di Anna Bazzo Moretti

Iran, mio Iran! è l’esplosione di una supplica. È la struggente implorazione di chi ha visitato anche una sola volta questo grande Paese e ne è rimasto letteralmente soggiogato: le alte terre fra le catene montuose, i pensieri di Zoroastro e di Maometto trasformati in manufatti magici e misteriosi, la gente disponibile e fiera al contempo, come perennemente trasportata dalle correnti d’aria. E così oso pensare che Il tuo volto, così bello e orientale non appartenga tanto a una precisa persona, quanto all’intero popolo iraniano.

Eppure, la poesia termina con una supplica. Oltre il volto, sullo sfondo c’è un quadro fatto a pezzi: è la libertà di quel popolo, la vita stessa che è andata in frantumi. Iran, mio Iran! allora è la voce di chi a suo tempo ha lasciato con rammarico questa terra, di chi sogna ancora l’età dell’oro, rileggendo il Libro dei re, lo Shāh-Nāmeh del grande Firdūsi; ed è la voce più rauca e fonda delle giovani generazioni che implorano il diritto di azione ed espressione.

Di bocca in bocca, d’orecchio in orecchio si spande il convincimento che l’Iran di adesso non è stato sempre così. A questa speranza s’aggrappano tutti i dimostranti; con tutte le viscere.