(Ta) ghét (fat chi)?

A Ghét[1] e a mé màmå

Èl paés de mé màmå:

na fòiå,

dò góse d'àiguå,

töt ché.

L'è tant, l'è póch, 'l só miå…

Isé pensàt, l'è śa finìt.

 

Che cosa hai fatto?

[Traduzione letterale]

A Ghedi e a mia madre

Il paese di mia madre:

una foglia,

due gocce d'acqua,

tutto qui.

È tanto, è poco, non lo so...

Così pensando, è già finito.

 

Ghedi

[Metamorfosi poetica]

A Ghedi e a mia madre

Il paese di mia madre:

una foglia,

due gocce d'acqua,

tutto qui.

È tanto, è poco, non lo so...

Mentre ci penso è già finito.



[1] Ghedi, in provincia di Brescia, è il paese natio di mia madre: in dialetto, Ghét. Il titolo gioca su "ghét" che, oltre ad essere un toponimo, è la seconda persona singolare del presente indicativo in forma interrogativa.

La poesia è stata scritta in dialetto ghedese, seguendo i criteri di trascrizione fonetica e di accentazione tonica descritti in Celeste Chiappani Loda, A Ghét sa parlàå isé. A Ghedi si parlava così. Studio dialettologico, dattiloscritto, pp.12-14. Al testo originale seguono una traduzione letterale e una trasformazione poetica. La prima ha lo scopo di rendere comprensibile il testo dialettale, mentre la seconda di creare una versione poetica in italiano. L'operazione è stata applicata alle altre poesie citate in fondo a questa pagina. Nel caso della poesia presentata qui, nella seconda versione è stato sufficiente variare il titolo e la prima parte dell'ultimo verso: la traduzione letterale, infatti, possiede già una forte poeticità.

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