Dalla silloge Altre isole
La lucertola è ferma all’interno di un vaso di coccio. Se ne sta aggrappata dentro il suo vuoto, sotto la glicine, sotto le macchie del sole d’agosto. Non sa seppure cosa ci sia al di là del piccolo vaso, neanche che l’ultimo lembo di Cornovaglia, il più a sud, porta il suo nome. Non sa che guarda in faccia l’oceano, che è roccia guizzante, immobile insieme. Lizard Point non l’ho mai visto con il violetto dei crochi; solo con il verde sferzato da un sole ventoso. Lo stesso che porta le onde in avanti e le riporta stridenti di mille gabbiani. La baia di Plymouth invece è un centinaio di chilometri più indietro, nel Devon, e guarda ancora il Canale della Manica. Nel suo porto originario, il Barbican, il 6 settembre 1620 più di cento persone erano salite a bordo del mercantile Mayflower per cominciare una nuova vita al di là dell’oceano, in volontario esilio nella colonia britannica della Virginia. Adulti e bambini, padroni e servi, tutti da allora sono passati alla storia con il nome di Padri Pellegrini, i primi veri coloni del nord America. Scorrendo i loro nomi incisi su una tavola di legno appesa lì nel porto, poco distante dalla Courage Inn – la locanda che ricorda il coraggio di qualsiasi sogno – mi sono persa a leggere i loro mestieri: erano mercanti, tipografi, produttori di fustagno, sarti, medici, soldati, negozianti, cardatori di lana, tessitori, taglialegna, falegnami, marinai. Persone provenienti da classi sociali diverse, ma accomunate dal bisogno di professare un credo - per loro il solo puro, per altri troppo intransigente - in un mondo completamente nuovo e con leggi a propria misura. Quel mattino la nave era uscita da Plymouth sul finire dell’estate, nell’incerta foschia che gravava sul porto e in molti dei cuori. Si era tenuta vicina alla costa, adagio, prima di prendere il largo e abbandonarsi alla furia dell’oceano di lì a pochi giorni. I Pellegrini stavano lasciando la loro terra con un misto di rancore e nostalgia. Le stavano dicendo addio onda dopo onda, sapendo che non avrebbero più fatto ritorno. Un addio composto fino alla lucertola di pietra protesa in acqua, il confine augurale. L’ultimissima propaggine dell’avara patria. Immobile, pronta a guizzare.
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